Scritti

Panda volanti. Babbo Natale è cinese

6 Dec 2020

Parliamo di antropologia, etnologia.

Scritti

Panda volanti. Babbo Natale è cinese

Ticino7, 20 dicembre 2020

Babbo Natale viene dalla Cina. La sua slitta che solca il cielo è trainata da quattro coppie di panda. In sintonia con la pelliccia della trazione animale, anche Babbo Natale veste in bianco e nero: cotone geneticamente modificato nero di china, per la giubba e i pantaloni, pelo di gatto bianco per i risvolti, alla faccia delle foto di teneri gattini postate su Facebook.
Babbo Natale veste di nero perché entro il 2019 deve ancora smaltire tutta la roba del Black Friday e del Cyber Monday. Merce prodotta, immagazzinata, giacente. Con grandi costi di materie prime, progettazione, lavorazione, stoccaggio, imballaggio, spedizione. Il nero, a differenza del rosso, è il colore della contabilità in attivo. Black è il nuovo colore della speranza, la speranza di vendere. Alla peggio, di regalare. Ecco il perché dell'ingaggio di Babbo Natale.
Amiamo le cose. Siamo scimmie innamorate degli oggetti, e quanto a questo possiamo anche accettare la nostra natura. Il problema è che siamo diventati tanti (la Genesi dice andate e moltiplicatevi, non ha mai detto andate e limitatevi), sette miliardi e mezzo, e saremo nove miliardi nel 2050. Dopo aver intasato la superficie terrestre con oggetti di ogni materiale, tipo e dimensione, continuiamo a produrli per inerzia mercantile, incuranti del loro ultimo destino, cioè una discarica sulla Terra in cui viviamo. Perché, ahinoi, dai tempi della Genesi ancora ci guida la retorica della crescita, a dispetto della ragionevolezza.
Al secondo ombrellino pieghevole da due soldi che dura due rovesci di pioggia, e che ti rimane in mano come uno scheletro con le stecche storte, sorge la domanda: quanto costano - ma davvero, non quei due soldi dello scontrino - il metallo, la plastica, il nylon, la manodopera, il petrolio della nave cargo con i container pieni di ombrellini, il mal di schiena dei portuali, la distribuzione, e poi il conferimento in discarica dell'articolo squinternato e lo smaltimento del rifiuto? Il tutto, per dire solo degli ombrelli, moltiplicato per miliardi.
Babbo Natale compie anche viaggi fuori stagione di cui sappiamo poco o nulla. Rifornisce le fabbriche cinesi di mollette di plastica colorata, usate da giovani operai per uno scopo inimmaginabile. Perlomeno, fino a quando non ci si imbatte nel documentario "China Blue" diretto dal filmmaker israeliano Micha Peled. È la storia di Jasmine, diciassette anni, lavoratrice nella fabbrica di blue jeans Lifeng Clothes Factory, delocalizzata da un'azienda turca nella regione del Guangdong. Ebbene a Jasmine le mollette servono per pinzare le palpebre alle sopracciglia, in modo da tenere gli occhi aperti, evitandole di addormentarsi durante i massacranti turni di lavoro.
Babbo Natale in Black, ti prego, non portarmi blue jeans né ombrellini cinesi. Piuttosto, comanda ai panda di planare su un mercatino dell'usato, che di roba in giro ce n'è già abbastanza.

 Davi Kopenawa e il "popolo della merce"

 Uno sciamano amazzonico si aggira per l'Europa. Si chiama Davi Kopenawa, è di etnia Yanomami, un popolo di circa 25 mila indios che vive nella foresta pluviale tra il Venezuela e Brasile. Kopenawa ci porta in dono la sua mitologia, affidata alla penna dell'antropologo francese di origine marocchina Bruce Albert. Noi bianchi occidentali, insaziabili e avidi di beni di consumo, siamo definiti "il popolo della merce". Nella visione profetica di Kopenawa, pubblicata nel libro cosmogonico La caduta del cielo (edizioni nottetempo, 2018) questo amore per la roba, per gli oggetti, porterà alla rovina tutta l'umanità. Alla fine il cielo ci cadrà sulla testa, così come scritto nel Libro della Rivelazione, cioè l'Apocalisse di Giovanni (l'ultimo libro del Nuovo Testamento). Curiosamente, è una profezia che ricorda anche lo spirito indomito di Asterix, il fumetto di Goscinny e Uderzo, che ci presenta i Galli fieri e ribelli contro la dominazione dei romani, "finché il cielo non cadrà sulle loro teste". Tra gli Yanomami nulla si compra e tutto si scambia. Gli egoisti sono isolati e quando muore un uomo particolarmente generoso le sue ceneri, disciolte in una marmellata di banane, vengono bevute per esorcizzare il pericolo dell'avarizia.

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