Scritti

Il riscatto delle befane

6 Jan 2022
Scritti

Il riscatto delle befane

Il riscatto delle befane e il potere della scopa

L'Adige, 6 gennaio 2022

Il-riscatto-delle-befane.pdf

Naso adunco, bocca sdentata e un cappellaccio nero calato sugli occhi cisposi. Com’è possibile che la Befana venga rimpiazzata da una giovanissima influencer (la star del web Zoe Massenti), ispirata dall’attrice ed ex modella Monica Bellucci? Ha forse fatto il bagno, con la scopa e tutto, dentro la fontana della giovinezza? Naturalmente è una film, La Befana vien di notte 2, una favola in costume che entra a gamba tesa nel mondo del folklore, mescolando vari generi e pasticciando allegramente con archetipi e misteri. Cadono così, poiché al cinema non si comanda, le ultime caratteristiche della vecchietta volante, stracciona, generosa e dispettosa. Tutto fuorché sexy. A ben vedere una figura complessa, nel cui profilo convergono antiche divinità della natura, leggende pre-cristiane, culture patriarcali, un pizzico di gerontofobia (odio per gli anziani), e soprattutto i tratti inequivocabili della Strix, la mitica strega.

A questo proposito è d’obbligo ricordare un grande trentino, l’abate e filosofo roveretano Girolamo Tartarotti, autore del Congresso notturno delle Lammie (1749), famoso anche per le sue parole controcorrente sul fenomeno della stregoneria. Un dissenso pericoloso da sostenere, all’epoca, poiché contrastava con le disposizioni delle autorità. In seguito alla Controriforma trentina, con la messa al bando della magia e delle cosiddette superstizioni, per un paio di secoli si era infatti scatenata una persecuzione spietata. Ne erano vittime  povere contadine depositarie di conoscenze sulle virtù di piante medicinali e altri elementi utili al “viver sano”, secondo tradizioni popolari arcaiche. In un clima di paura e di delazione molte di queste “povere donnette”, come le definì compassionevolmente Tartarotti, vennero processate e condannate a morte, ovviamente innocenti. A quel tempo, né la Chiesa, né la magistratura, né la medicina potevano tollerare che vi fossero delle curatrici - oggi si direbbe esperte di naturopatia – lontane dalle strutture terapeutiche e svincolate dal potere istituzionale. Per inciso, il carbone nella calza – addolcito per i bimbi - è un macabro souvenir di quei roghi.

Dare della Befana a una donna, così come definirla strega, è rimasto  l’epiteto offensivo più comune con cui stigmatizzarla per il suo aspetto “sgradevole” o per il suo irritante anticonformismo. Non stupisce dunque che la rivalutazione di queste figure sia avvenuta da parte del femminismo. Già negli anni Settanta del secolo scorso questo movimento si riappropria di un immaginario da molti considerato negativo, trasformandolo in simbolo di forza, unione e sorellanza. La donna “sola” - single, autonoma, anziana - non è più sola, è un fronte femminile che lancia una sfida: “Tremate, tremate, le streghe son tornate”. Con allegria, travestimenti carnevaleschi e occasionalmente un tocco di erotismo dark: occhi bistrati, rossetto viola, tacco dodici e tubino nero. Ma anche attiviste pronte a solidarizzare seriamente, fuor di goliardia, con tutte le donne abusate, al grido di Me too, letteralmente “anch’io”, il movimento divenuto virale nel 2017 contro le molestie subite dalle donne, soprattutto sul posto di lavoro. La radice della storica oppressione, sia ben chiaro, non sono gli uomini in generale, bensì i vecchi stereotipi e una narrativa sessista portati avanti più o meno consapevolmente da persone di qualunque genere. Spesso sono proprio le donne le prime complici di una mentalità maschilista, che befanizza le contestatrici.

Oggi diversi film e serie televisive hanno per protagoniste le streghe, in tutte le salse: agrodolce, fantasy, comica e horror. Ma se le braci ardono ancora a distanza di secoli, vuol dire che il riscatto non è del tutto compiuto. La scopa, un simbolo potente, non ha terminato il suo lavoro. Chi la usa fa pulizia, ci libera della sporcizia e metaforicamente dei pensieri negativi, scacciando i ricordi dell’anno trascorso gravato da troppe preoccupazioni. Che la Befana allora faccia piazza pulita di ogni male, virus in primis. Che spazzi via le cattiverie e le paure che stanno inquinando le relazioni e massacrando la nostra società. Anche se, come ben sappiamo, i virus e le discriminazioni ci accompagnano da millenni, e la via per la felicità è lunga, impervia e forse non per tutti.