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Seminari e docenze

Antropologia del cameriere italiano | 12/10/2011 12:30 |
Seminario di Duccio Canestrini per gli studenti della Scuola superiore alberghiera e del turismo di Bellinzona

Nell'ambito del Laboratorio di Antropologia del turismo della Ssat.

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Contatto: prof. Raffaele Scolari 0041 91 7456402 - cell. 0041 (0) 793094736 email: raffasco@gmx.net

Il seminario trae lo spunto da un lavoro fatto nell'ambito della mostra a Castel Trauttmansdorff di Merano (Alto Adige) dedicata  alla figura del cameriere: “Sie wünschen? Desidera?” 01.04.2011 -15.11.2011

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Ipotesi: e se il cameriere, oltre alle pietanze, “servisse” in tavola una mediazione culturale?  Considerato con gli strumenti dell’antropologia, in effetti questa figura professionale assume un’importanza sorprendente: il cameriere accoglie, interpreta, consiglia e spesso “gioca” con il cliente. Certo recita la sua parte di attore: nel caso del cameriere italiano, spesso lo fa come un personaggio della commedia dell’arte.

Nella conferenza spettacolo di Duccio Canestrini, docente di Antropologia del turismo e Cinema al Campus universitario di Lucca,  vediamo le interpretazioni più celebri di questa commedia. Ascoltiamo brani di canzoni legate alla ristorazione. Ci inoltriamo dietro le quinte dell’ospitalità. Per scoprire che il cameriere italiano - triste o spavaldo, annoiato o zelante - spesso sa più di psicologia che di gastronomia.

Da Totò a Benigni, passando per Aldo Fabrizi, Lino Banfi e Diego Abantuono. E ancora, grandi camerieri sullo schermo sono stati Paolo Villaggio e Giancarlo Giannini. Il cameriere italiano è stato ritratto quasi sempre in termini caricaturali nella cinematografia italiana, praticamente uno stereotipo. Filosofo e latin lover,  zelante o svogliato, lo è comunque all’italiana. Anche quando non lavora in Italia, ma in Svizzera, come l’indimenticabile Nino Manfredi in “Pane e cioccolata” e Luigi Risotto, lo chef in odore di mafia, emigrato nell’America della famiglia Simpson.
La figura del cameriere italiano ha un rilievo antropologico, non soltanto in senso etnografico, a seconda delle sue origini regionali; ma anche come mediatore tra diverse culture, quella dei visitanti e quella degli ospitanti. Lui va e viene, messaggero e portatore di vivande,  tra gli spazi fisici della ristorazione: la sala  aperta a tutti, e le cucine chiuse al pubblico. In questi suoi transiti il cameriere conserva o confida, a sua discrezione, i relativi segreti. Chi non lo rispetta, è risaputo, ne farà le spese. Per questo suo ruolo e per le necessarie doti di osservazione che il suo mestiere richiede, si può forse dire che il migliore antropologo, alla fine, è proprio lui.
Antropologia del cameriere, conferenza spettacolo di Merano

 
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